Il decreto Rilancio è legge!

Dopo tante vicissitudini ed un percorso articolato, l’atteso annuncio è arrivato, trascinando con sè slogan accattivanti (“arriva la domanda di ristrutturazione gratis …”, “tu ristrutturi, lo stato paga i lavori… “) che imperversano sul web, con il rischio di ingenerare confusione e alimentare facili illusioni.

In questo contesto, è doveroso fare chiarezza su alcuni concetti fondamentali senza la pretesa di confezionare verità assolute ma con il solo obiettivo di stimolare la riflessione e l’interpretazione sulle norme dedicate dal legislatore al famigerato EcoBonus / SismaBonus, con la consapevolezza che le stesse, in attesa dei decreti attuativi, sono e rimarranno il nostro unico punto di riferimento sostanziale.

Tra i vari aspetti controversi della disciplina normativa, un tema che ha, senz’altro, suscitato particolare interesse tra utenti, addetti ai lavori e professionisti, è quello inerente le modalità attraverso le quali è possibile fruire delle detrazioni di imposta.

Sconto in fattura o cessione del credito?

Esiste una differenza sostanziale? Quale modalità è più conveniente?

Cosa occorre fare per poter fruire di tali forme di agevolazione?

Le ditte sono obbligate ad applicare lo sconto in fattura? Cosa accade nel caso in cui il credito venga successivamente disconosciuto a seguito di un controllo analitico disposto a cura della competente Agenzia delle Entrate?

Le domande e i dubbi si rincorrono sul web.

Prima di lanciare facili sentenze, sarebbe opportuno interrogarsi su questi temi, partendo sempre e solo dal dato normativo (unico punto di riferimento certo, allo stato) e mai da facili proclami o slogan pubblicitari volti a promuovere formule “all inclusive” e “senza pensieri”.

Sul punto, il legislatore, dopo aver chiarito all’art. 119 (ed, in parte, all’art. 121) del decreto legge n. 34/2020 i casi in cui si applica la detrazione di cui all’art. 14 del decreto legge n. 63/2013, nella misura del 110 per cento, per tutte le spese documentate e rimaste a carico del contribuente, sostenute dal 01 luglio 2020 al 31 dicembre 2021, da ripartirsi tra gli aventi diritto in cinque quote annuali di pari importi, dedica, invece, il successivo art. 121 alla modalità di fruizione del credito di imposta, confezionando due modalità alternative (sconto sul corrispettivo dovuto e credito d’imposta cedibile), che si affiancano, ovviamente, alla possibilità di utilizzo diretto della detrazione.

Ma vediamo da vicino il dettaglio normativo.

I soggetti che sostengono, negli anni 2020 e 2021, spese per gli interventi elencati al comma 2 possono optare, in luogo dell'utilizzo diretto della detrazione, alternativamente:

a)  per un contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto fino a un importo massimo pari al corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e da quest'ultimo recuperato sotto forma di credito d'imposta, con facoltà di successiva cessione del credito ad altri soggetti, ivi inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari; 

b)  per la trasformazione del corrispondente importo in credito d'imposta, con facoltà di successiva cessione ad altri soggetti, ivi inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari.

Nel primo caso, ove io intenda effettuare i lavori di cui agli art. 119/121, nel rispetto di tutti i requisiti ivi previsti, potrei rivolgermi alla ditta incaricata dell’esecuzione dei lavori chiedendo alla stessa l’applicazione di uno sconto sul corrispettivo dovuto alla stessa e indicato nel contratto di conferimento dell’incarico (ovviamente, solo per i lavori rientranti nell’elencazione di cui agli artt. 119 / 121).

Il fornitore si troverà nella situazione di dover anticipare il costo dei lavori, fermo restando la possibilità per lo stesso di recuperare il tutto sotto forma di credito d’imposta e fermo restando la facoltà di successiva cessione del credito ad altri soggetti indicati dalla norma (tutto ciò in attesa dei famigerati decreti attuativi).

Nessuna cessione ma solo e soltanto la richiesta di applicazione di uno sconto in fattura.

L’opzione prefigurata al punto b) del primo comma dell’art. 121 prevede, invece, la trasformazione del corrispondente importo in credito d’imposta, con facoltà riconosciuta a chi effettua i lavori di cederli ad altri soggetti, ivi inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari. Nessuno sconto diretto in fattura e, pertanto, in questo, caso mi troverei a corrispondere il valore del corrispettivo alla ditta esecutrice dei lavori, fermo restando la possibilità di cedere il credito di imposta maturato ai soggetti testè citati.

Non sembrano esserci – al momento - limiti al numero di cessioni.

I meccanismi sembrano lineari e semplici ma nascondono alcune insidie su cui appare opportuno riflettere e su cui l’Agenzia delle Entrate dovrebbe – a breve – fare chiarezza.

Oggi proveremo a completare l’analisi del dato normativo, esaminando un tema molto importante che potrebbe influenzare la scelta in ordine alle modalità di fruizione delle agevolazioni.

Cosa accade in caso di controlli disposti dall’ADE sulla corretta fruizione delle agevolazioni e l’accertamento di eventuali irregolarità?

Sul punto, il comma 4 ci indica come i fornitori e i soggetti cessionari rispondano solo per l’eventuale utilizzo del credito d’imposta in modo irregolare o in misura maggiore rispetto allo sconto praticato o al credito ricevuto e qualora sia accertata la mancata integrazione, anche parziale, dei requisiti che danno diritto alla detrazione d’imposta, l’Agenzia delle entrate provvede al recupero dell’importo corrispondente alla detrazione non spettante nei confronti dei soggetti di cui al comma 1.

Al sesto comma viene previsto, invece, un regime di responsabilità solidale, in quanto alla luce delle previsioni normative, il recupero dell’importo di cui al comma 5 è effettuato nei confronti del soggetto beneficiario di cui al comma 1, fermo restando, in presenza di concorso nella violazione, anche la responsabilità in solido del fornitore che ha applicato lo sconto e dei cessionari per il pagamento dell’importo di cui al comma 5 e dei relativi interessi.

Lo sconto in fattura è immediato. La cessione del credito è operativa. Le responsabilità sono ben definite (o quasi).

Cionostante, in attesa di opportuni chiarimenti, molti dubbi interpretativi.

Muoversi con cautela e con il supporto di competenze professionali trasversali potrebbe essere lo slogan più appropriato.

  • La ristrutturazione è davvero gratis?
  • Come faranno le microimprese e gli artigiani ad accollarsi l’anticipo dei costi di manodopera e di materiale?
  • Le imprese sono obbligate a praticare lo sconto in fattura?
  • Quali sono esattamente i lavori rientranti nell’agevolazione, per avere la quasi certezza di poter ristrutturare la mia casa gratis?
  • Le banche sono pronte ad anticipare le somme alle imprese, in presenza di una cessione del credito?
  • Le banche richiederanno garanzie e/o polizze assicurative per anticipare le somme di cui alla cessione?
  • Cosa accade se all’esito di un controllo il credito di imposta viene revocato e quale sarà il regime delle responsabilità tra i soggetti coinvolti?

Nella speranza che le risposte ai tanti dubbi arrivino dall’alto con provvedimenti chiari e comprensibili, a noi non resta che tenerci tra le mani il testo normativo e farci guidare – al momento - dallo stesso, abbandonando facili proclami e fragili illusioni, coltivando i nostri dubbi – legittimi - e le nostre riflessioni, con la consapevolezza che, il più delle volte, sono i dubbi ad alimentare e dare vita alla vera conoscenza.

In Allegato il testo approvato al Senato.

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